Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/40

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36 appendice alle annotazioni

certificati gli haveva commesso, che se lo vedevano mentre lo accompagnavano glielo mostrassero, perchè potesse anch’esso conoscerlo; et che giovedì mattina 28 del presente, mentre partito molto tardi da palazzo secondo il suo ordinario se no andava in Merzaria, nell’imboccar l’orologio fu avvertito da chi lo accompagnava , et mostratogli il paggio sudetto, che assai lontano solo se ne veniva per Merzaria all’incontro loro, et che sebben ebbe ogni comodità di ben raffigurarlo, non mostrando però di metter mente a lui continuando la sua strada, osservò chel paggio lo teniva sempre guardato assai fissaniente, s’incontrò in lui per mezzo la strada a punto della Spadaria, e trapassati fu veduto il paggio tre o quattro volte indietro rivoltarsi, fino che, camminando, voltò per sotto li portici, che vanno a San Geminiano. Et nel proferire questo successo dava qualche segno di quella commotione del suo animo che poi chiaramente anco espresse, dicendomi che sebbene dalla presenza e dalle sgratissime qualità del paggio, che non si può quasi dire peggio, non si può nè anco immaginar che li bastasse l’animo di far molto meno di quello che haveva detto; non vuol negare, che la memoria delle parole intese dall’illustrissimo Pesaro, con l’improvvisa veduta di costui non li causasse un poco di moto, seben non poteva esser timore, è troppo mal conditionato per mettersi a nessuna impresa, con tutto che porti un stillo scoperto e dinanzi la vita, che pare preparato per prontamente porvi sopra la mano per ferire, che è ben cosa che fa fastidio; et disse appresso , che dalla strada, che costui faceva allora, haveva fatto giudicio, che l’andasse da certa donna, che acconcia collari, et sta sotto li portici in piazza, dalla quale è solito frequentemente capitare. Et di tutto questo successo disse havormi voluto informare perchè ne potessi far relazione agli illustrissimi signori inquisitori di Stato, con molte parole di riverente e devotissimo ossequio.

«Cosi dissi a Sua Signoria che haverei anco essequito, mostrando piacer, che da lei fussero graditi tutti i segni di fattione e di stima, che da gli eccellentissimi signori inquisitori distato li sono dati, et che l’avvertimento loro causasse questo buon effetto di tenerla eccittata nella buona cura di sè stessa, seben anco dissi, che forse non è credibile, che l’andasse in certo modo pubblicando simili. eccessi quando si avesse animo di commetterli, ma che non si deve per questo trascurar nelle cose importanti i buoni avvertimenti.