Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/635

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annunzi bibliografici 341

Lettere di Bernardo Cappello, tratte dagli originali che sono nell’Archivio di Parma. Bologna, presso Gaetano Romagnoli, 1870. Dispensa CVIII della Scelta di curiosità letterarie inedite e rare dal secolo XIII al XVII. Volumetto in 16.mo di pag xix-105.


Il dotto e diligente direttore dell’Archivio parmense, cav. Amadio Ronchini, che poco tempo addietro pubblicò nella medesima collezione bolognese le lettere di Bartolommeo Cavalcanti (V, Arch. St., T. X., P. II., pag. 152-157.) che negli Atti della Deputazione di storia patria per le Provincie dell’Emilia, ha stampato tanti lavori pregiati per accurate ricerche e acume di critica, ha fatto agli studiosi della storia civile e letteraria quest’altro graziosissimo regalo. Le lettere del Cappello le ha illustrate con note opportune, e v’ha premesso una notizia biografica dell’autore breve e sugosa, con quanta erudizione basta all’argomento, e in cui corregge alcuni errori de’ precedenti biografi.

Bernardo Cappello ebbe fama di verseggiatore elegante e di eccellente oratore, meritandosi la lode immortale dell’Ariosto e di Bernardo Tasso. Esule da Venezia sua patria per aver tentato una riforma negli ordini della Repubblica, stette ai servigi del cardinale Alessandro Farnese, che gli affidò il governo di alcune città pontificie e l’amministrazione, per poco tempo, della badia di Caen. Tenne gli uffici con rettitudine. Il suo amore per la giustizia fino al punto di opporsi garbatamente a certe parzialità dei padroni; il senno onde sapeva prevenire e impedire il male ne’ paesi governati; la fermezza e il rigore nel correggere gli abusi, lo mostrano davvero cittadino di quella Repubblica in cui gli uomini delle famiglie statuali s’educavano a governare sapientemente gli stati. In qualcuna di queste lettere descrive le condizioni morali delle città poste sotto la signoria degli ecclesiastici: la quindicesima poi, nella quale deplora il pervertimento morale degli Orvietani, è un’amara condanna di quel governo che tanti mali lasciava crescere e invecchiare, per modo che a’ più destri e più risoluti rettori si rendeva malagevole e pericolosa l’amministrazione.

Pure in mezzo a tanto gravi e spesso fastidiose faccende il Cappello sapeva trovare 11 tempo di scriver versi al suo cardinale, che, sebbene fosse di quelli che tenevano in pregio l’ingegno, pare non gli desse abbastanza per ì bisogni della vita, che egli palesava senza piagnistei, senza la sfacciata servilità d’altri letterati di quei tempi, ma con quella dignità che palesa un animo nobilmente educato. Chi ha piacere anche di raffigurarsi l’uomo nel suo fisico,