Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 12 (1870).djvu/639

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annunzi bibliografici 345

Col Foglietta fu tra gli altri in carteggio Alberico I di casa Cybo, principe di Carrara e di Massa, il quale sentì con molta consolazione come volesse scrivere de’ fatti di Gio. Luigi Fieschi e di Pier Luigi Farnese, e ricordare pur anco il povero Giulio, fratello suo, crudamente sgozzato da Carlo V. A leggere ciò che di Giulio scriveva al Foglietta il buon Alberico, l’animo si intenerisce. «Alla nostra famiglia ha ben egli lasciato il pianto (così chiude la lettera), ma non già rimordimento d’honore come alcuni maligni e invidiosi s’hanno a pensare, il quale quanto sia luminoso et per lui et per gli andati e per quelli che oggi vivono, il tempo verace dimostratore del vero chiaramente lo farà palese».

Ai 9 di settembre del 1581 un foglio di Avvisi di Roma in questa nuda e meschina maniera annunziava la morte del nostro Uberto, avvenuta ai 5 del mese stesso: «È morto monsignor Foglietta, genovese, referendario di ambe le segnature, historico de’ nostri tempi e famigliare del signor Cardinale d’Este, havendo lasciato herede delle sue scritture e dello studio il Cardinale Giustiniano suo compatriota». Un mezzo sacco di quelle scritture rimasero presso gli Estensi, e il cardinal Giustiniano per quante pratiche facesse non le potè avere. Le videro il Mureto e il Manzuolo e dissero «che non vi era se non diversi pezzi d’historia et tutto imperfetto, ma che si parlava assai male della Corte di Francia et massime della Regina madre». Sembra ancora che il Foglietta in quelle carte non si mostrasse tanto amorevole alla serenissima casa d’Este, e questa fu la cagione vera per la quale sempre vennero negate all’erede. Pare probabile, ed è grave danno, che andassero perdute; e infatti, come afferma il signor Campori, «l’archivio e le librerie che furono estensi non conservano pur un sol foglio originale dell’illustre storico genovese».

Gio. Sforza.


Studi di Storia Siciliana di Isidoro La Lumia.

Palermo, 1870. Vol. 2, di pag. 694 e 590.


In questi due volumi stanno raccolte parecchie monografie storiche, già divulgate dal La Lumia in diversi luoghi e tempi; e come il chiaro autore aveva proceduto fin da principio nelle sue investigazioni con un concetto, così ora gli è stato facile col solo ordinare cronologicamente gli argomenti già trattati, di presentare ai lettori, quasi dipinti a grandi quadri, i periodi principali della storia sicula. Ed infatti il bello ed accuratissimo studio sul regno di Guglielmo il Buono, ci rappresenta la conquista Normanna in tutti i suoi effetti politici e