Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/137

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rassegna bibliografica 133

cialmente queste, cassero, stile, pirone, carronaria o corbonaria. Anche nella Toscana e ad Ascoli s’incontra cassero per sommo castello già prima del secolo XIV. E pare derivato dal greco κασσωρεῖον solario, o luogo ove si poneano i meridiani. Certe picche romane si dicevano pile, e così a Brescia come a Fermo la via e la porta ove queste erano infisse, o forse dove era il deposito loro chiamossi Pile. Chi non sa quante volte i gironi si trovano nel poema di Dante? Erano cinte rotonde di luoghi come fortificati, e tolte dall’uso volgare in Toscana e nell’Italia centrale. Non si rinvengono nell’Italia settentrionale. Carronaria o carbonaria già nel secolo XI è una parte di fortilizio, e da altro documento ascolano pare che fosse una fossa.

In un atto del 1063 troviamo nominata presso Fermo o verso il mare, via Francesca, forse dal passaggio di Carlo Magno o d’altri re franchi, come quella d’egual nome che radeva il Piemonte lombardo. Quell’atto è donazione fatta secondo il diritto longobardo di una torre al Tronto al vescovo di Fermo da due nobili portanti nomi germanici. Vi si notano testimoni tutti con nome italiano e senza cognome. Da un privilegio di Federico I del 1161 al capitolo de’ canonici di Fermo si concede loro libertà di nominarsi il preposito e di fare il loro beneplacito nei loro castelli. La chiesa cattedrale di Fermo era dedicata a S. Maria Assunta, celebrata il 15 agosto, dieci giorni dopo il patrono di Ascoli. Dovette surrogare o Giunone o Venere nel Campidoglio fermano, ed i vassalli di Fermo, sino dal secolo XII si obbligavano a portarle i palii nella solennità.

Abbiamo spigolato qualche notizia tra le molte contenute nelle Cronache e negli atti pubblicati dalla R. Deputazione sugli studi di storia patria nel volume predetto, onde si vegga quanto materiale storico vi si contenga: ne abbiano lode i collettori ed illustratori, e stimolo i dotti Fermani a stillarne la storia popolare della patria.

G. Rosa.