Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/206

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202 delle feste e dei giuochi

parata di damaschi e tappeti bellissimi; e dove in due appositi palchi raccoglievansi il fiore delle gentildonne ed i musici della Reale Cappella, che salutavano l’ingresso dei Serenissimi con festose melodie1. Quivi deponeano

  1. L’istituzione della Musica di Palazzo, o, come soleva dirsi, del Serenissimo Senato, rimonta al secolo XVI. Un decreto del 25 aprile 1560 determina che sette, od otto al più, ne siano i componenti fra tromboni e cornetti, ed appartengano alla milizia delle guardie tedesche. Dovessero ogni dì suonare più canti, mentre il Doge ascoltava la messa nella R. Cappella, e la miglior parte dell’anno ricreassero pure il popolo con alquante sinfonie, suonando sulla ringhiera del pubblico Palazzo. Precedessero inoltre il Doge ed il Senato, quando recavansi a qualche chiesa della città; e rallegrassero del pari i festini e conviti ducali (Registro dei Due di Casa, Ms. dell’Arch. Gov., cart. 21-26).

    Nei Cerimoniali (Vol. I, p. 157) si nota, «che, alli 15 di dicembre del 1504, fu eletto per capo della Musica di Palazzo maestro Marco».

    Con altro decreto poi del 6 maggio 1596 (Due di Casa, car. 29) il numero sopra detto de’ musici viene definitivamente stabilito a sette, «compreso uno maestro di capella». Ed ecco i loro nomi, con la nota de’ relativi stipendi mensili:

    Marco Corrado, maestro di Cappella L. 40
    Giulio Monti, primo liuto » 26
    Pacano Fortiguerri, liuto » 20
    Cesare Bucella, liuto » 25
    Nicolò Gavi, trombone » 25
    Virgilio Riccio, tromba » 25
    Bartolomeo Puccione, tromba » 22

    Ma a questa specie di banda militare, dovette, coll’andar del tempo, accoppiarsi la musica vocale, giacchè in una Relazione dei Due di Casa (17 ottobre 1657) si nota come al servizio della Cappella Reale si fossero trovati «ora sei tenori, altre volte quattro bassi, et essere anche per un cantante posto un sonatore». Onde, a toglier l’abuso, il Senato approvando alquante riforme propostegli, decreta che all’anzidetta Cappella sieno destinati «due soprani, uno contralto, un tenore et un basso, et li stromenti conforme le altre volte, cioè un trombone, tre cornetti, un violino, un liuto et una tiorba». Inoltre dispone che tale orchestra si debba accrescere di tre altre parti (contralto, tenore e basso) «quando i Serenissimi Collegi vanno alle fontioni nelle chiese», perchè allora principalmente «conviene che ci sieno più voci per formare miglior musica». Vuole quindi che ogni mancanza sia tosto supplita «di parte idonea e megliore che si possa hevere». E finalmente avverte che «se le parti saranno de’ cantanti o suonatori diventassero col tempo poco habili al mestiere che servono, e quando li soprani perdono la foce di soprano, come segue nelli putti che non sono castrati, debbano li due Eccellentissimi di Palazzo licentiarli, e supplire d’altri megliori..., acciò che non si dia in quell’inconveniente che