Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/248

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244 delle antiche relazioni

ogni pacificazione fra le parti, doveva esser nulla ove li offendesse. Venezia ora guelfa, nondimeno foce accordi con la parte ghibellina che dominava in Ravenna, perchè a suo credere poteva mantenervisi per poco.

IV. Ma i ghibellini tenevano invece alta la fronte in tutta Romagna, ohe la più gran parte de’ nobili accostala a Federigo, persisteva nella fede all’impero, ed il dominio della Chiesa era ormai tornato a niente.

Laonde papa Innocenzo il 5 dicembre di quest’anno mandava Filippo Fontana arcivescovo di Ravenna eletto come angelo di pace a sedare le ire nella Romagna, a ricondurre all’obbedienza della Chiesa tutti quelli che Fedirigo II già imperadore e nemico dell’uman genere, avea distratti dal retto sentiero, a scomunicare pubblicamente coloro, che avrebbero resistito alla sua chiamata1. E nello stesso giorno, e con le stesse parole, papa Innocenzio scrive alla signoria di Venezia, forza e speranza della sede pontificia e di tutti i guelfi, raccomandandole l’arcivescovo Filippo, e pregandola di aiutarlo nella santa opera di giustizia e di pace2.

L’uficio di Filippo, tutto politico agli occhi nostri, giudicavasi allora anche religioso: vedremo più innanzi qua! uomo fosse costui: dagli storici è generalmente detto ferrarese, ma la cronaca di frate Salimbene da Parma (che come familiare lo vide assai volte, ed assai volte parlò con esso, talchè ne ha tramandati molti strani particolari), in più luoghi lo dice toscano e nativo di Pistoia. Anzi ricorda in certo luogo come volendo egli persuadere alcuni frati a desinare con lui, dicesse loro almeno dieci volte parlando toscanamente (tuscice loquendo): mo e’ve’nmto e sì ve renvito:


  1. Fant., Mon. Rav., tom. III, pag. 90. Arch. Arc. Rav. Questa lettera è pure riportata dal Rossi, pag. 426-27, con qualche differenza.
  2. Ibid., pag. 87.