Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/343

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necrologia 339

e di tutto ordinò un repositorio, o secondo la comunale denominazione un museo, che non solamente d’un privato, ma d’una città, formerebbe un bellissimo ornamento. Di questo luogo il De Minicis a niuno degli studiosi negava l’entrata, i quali eziandio giovava d’ogni maniera consigli e conforti. Per cotanta dolcezza di modi egli era entrato nella grazia e famigliarità di tutti i dotti suoi contemporanei, coi quali scambiò corrispondenza di lettere; ed allorchè tra più volte, per vie più divenire esperto del mondo, della vita umana e del valore, visitò le principali città d’Italia, incontrò oneste ed allegre accoglienze. Delle onoranze, onde veniva rimeritato, non si levò giammai in superbia, e le riguardava quali dimostrazioni di cara benevolenza. Se lo spazio d’un commentario me lo acconsentisse, potrei ricordare le varie accademie letterarie e scientifiche a cui appartenne, e i diversi uffici ne’ quali in patria e fuori venne adoperato; e solamente accennerò che egli con la sua famiglia era descritto nel novero dei nobili della Repubblica di San Marino, decorato dell’ordine equestre mauriziano, vicepresidente della R. Deputazione di Storia Patria, per le Provincie di Toscana, Umbria e Marche, e presidente per la provincia d’Ascoli nella R. Commissione conservatrice de’ monumenti.

Tale fu l’avvocato cavaliere Gaetano De Minicis, toltoci d’improvviso nella sera del 27 marzo 1871. Esso alla città di Fermo serbò quella invidiabile rinomanza di dotto, cui aveale procacciato Lattanzio Firmano, e che indi venne proseguita insino a Michele Catalani, lumi splendidissimi e del Piceno e d’Italia.


Opere di Gaetano De Minicis.


1. Sopra l’anfiteatro ed altri monumenti spettanti all’antica Faleria nel Piceno. - Roma, Tip. Boulzaler, 1833, con tavola.