Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/453

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rassegna bibliografica 447

visitare la sua moglie morente. Non vuol credere che il papa donasse la rosa d’oro allo stesso principe nell’anno 1266; che i consortati o seggi della nobiltà napoletana fossero già istituiti a’ tempi degli Svevi; che nel milledugento esistesse nella famiglia Mastrogiudice uno di nome Sergio; che i Loffredi fossero nel regno avanti ai tempi Angioini; che infine, in un certo tempo, non fosse anche il feudo di Gesualdo in quella casata che si disse appunto de’ Gesualdi. Le quali cose tutte è impossibile di sapere con sicurezza a Berlino, posto anche che non vi manchi nissun libro di erudizione e di genealogia napoletana; per là semplicissima ragione, che in questi libri non è di certo scritto tutto, nè tutto quello che vi è scritto è infallibile. Ora queste negazioni, sono una per una esaminate dal Minieri Riccio, cui riesce di provare che il primo fatto è probabilissimo che accadesse, e che gli altri tutti sono veramente accaduti, come lo mostrano i documenti che con grandissima profusione mette innanzi, ed alcuna volta riferisce per intero1.

Già dicemmo che qualunque varietà che si riscontri fra i Diurnali ed altre croniche, è dal Bernhardi messa a carico de’ primi. Lo Jamsilla, ghibellino e fautore aperto di Manfredi

, è da lui preferito e creduto sopra tutti gli scrittori contemporanei, E non si contenta di opporre sostanziali varietà di fatti, ma proprio anche le più lievi particolarità. Basti dire che avendo lo Spinello notato in tre righe lo sbarco di re Corrado in Puglia e detto che tutti i baroni del paese gli andarono incontro per fargli onore, il critico lo rimprovera d’aver passato sotto silenzio che fosse ricevuto sotto un’ombrella o baldacchino, come si ha dallo Jamsilla, che quell’arrivo racconta a lungo ed enfaticamente2. Ma non gli oppone solamente lo Jamsilla ed altri di que’ tempi, ma anche scrittori moderni. Valga di nuovo un esempio. Matteo racconta che Manfredi, per tôrre gli abitanti di Siponto dall’aria maligna, imprendesse a fabbricare la città di Manfredonia, poco distante da quel luogo, ma in un punto di temperie più sana. Sciaguratamente questo fatto è raccontato nello stesso senso anche dal Villani e dal Fazello, che sono

  1. M. R., pag. 56, 129, 132, 138, 160, 166 e 172.
  2. M. R., pag 61.