Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/493

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rassegna bibliografica 487

Lucrezio, il timore dà vita ai primi Dei; e le menti pervertite abbisognano di essere trastullate co’ simboli e colle parabole leggendarie; le quali «sono poi fissate e identificate con l’essenza medesima delle cose»1; e non è se non allora, che, per quella corruzione siasi venuta perdendo la coscenza della libertà, e si venga invece preparando la servitù; come appunto accadde agli Arii, i quali, in quel periodo della loro storia, videro dapprima l’ormarsi tra di essi le caste, poi sorgervi i Bramini; e poi ancora la loro teocrazia panteistica: dei quali s’ha bensì a notare, ch’essi, per quella chiesa o scuola, non hanno se non un valore negativo rispetto alla coscenza di Dio negli Arii. Nè forse, rispetto alla coscenza di Dio più valgono le due scuole filosofiche che vi si produssero nel VI secolo avanti l’era volgare; l’una dei Vedenta, che si proponevano di poter penetrare l’essenza di Brahama e la prima sostanza degli esseri; l’altra dei Sankhya, dediti alla meditazione, e intesi alla ricerca della ragion pura: esagerazione mistica tutte e due d’un’idea forse giusta. E forse neppure vale meglio di esse la riforma di Budda, intorno al quale Bunsen si trova a dissentire da molti che lo precedettero nel giudicare quel riformatore2. Invece che ateo e materialista, il buddismo gli pare credente e spirituale: e giovasi, a provarlo, di tre inni ritenuti quali articoli di fede, da’ suoi seguaci3, e nei quali insegnasi la morale voler essere praticata con la pietà e la carità; e la famiglia vi si indica come il più efficace modo per migliorare la società scaduta. Come pure vi si legge: «Brahama si trova nelle famiglie ove si venera con religione e con fedeltà il padre e la madre; imperocchè, secondo la legge (l’insegnamento del maestro) il padre e la madre, per il figliuolo, sono Brahama medesimo»4. E vi si legge

  1. L’Hegel aveva già scritto: «L’indiano delle altre caste deve quindi onorare il Bramino come Dio.... I Bramini sono il Dio presente» (Filos. della St. ant., parte I, lez. 2. a ).
  2. «L’idée que nous nous faisons de Bouddha est tout juste l’oppose de l’opinion admise par Burnouf et tous» (Pag. 160;. - Forse l’A. non conosceva la Medit. stor. X, del Balbo.
  3. Questi tre inni s’intitolano: Le mille Parole; - La Parola di Budda; e La Parola di Brahma (V. pag. 160-65).
  4. Pag. 171.