Pagina:Archivio storico italiano, serie 3, volume 13 (1871).djvu/52

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48 delle feste e dei giuochi

Come e con quali ordinamenti procedessero i Genovesi nelle loro imprese guerresche, ed in ispccie nelle l’azioni marittime, non è qui d’uopo lo esporre. Bensì reputo diver toccare di alcune particolarità, le quali si riferiscono allo stendardo che la Repubblica era usa di consegnare a’ suoi condottieri nelle più grandi occasioni. Ognuno intende ch’io voglio accennare allo stendardo maggiore, o di San Giorgio, per ciò appunto chiamato spesso ne’ documenti d’officio invitto e glorioso vessillifero della Repubblica.

Una assai particolareggiata notizia intorno a questo argomento noi l’abbiamo dagli annalisti, là ove trattano del poderoso armamento di una flotta contro a’ Pisani, avvenuto l’anno 1242 per opera in ispecie del solerte podestà Corrado di Concessio da Brescia.1. Il quale, adunato il popolo a parlamento sulla piazza del Duomo, poich’ebbe con efficace orazione esortato ciascuno alla guerra, «egli medesimo alzò lo stendardo di San Giorgio, dicendo che ad onor di Dio e della Santa madre Chiesa e della Repubblica genovese era contento di sopportare questo carico, ed essere almirante di questa armata: e fece venire gli otto portantini, cioè gli otto che portavano la particolare insegna delle otto Compagne, o sia delle otto regioni, nelle quali è partita la città. E diede a ciascun di loro uno stendardo molto bene ornato con la propria insegna della Compagna: fece poi chiamare i novantasei banderai, quali erano stati eletti dal Consi-

    Oltre a ciò Gaspare Spinola avea recati i corpi de’ Santi Massimo e Porzio, che vennero allogati in San Matteo; e serbò per sua parte alcune reliquie di San Luca evangelista, le quali furono riposto nel tempio degli Spinola delicato appunto a questo santo.

    Della autenticità poi di tali reliquie noi non vorremmo entrare davvero mallevadori. Solamente rimandiamo il lettore che ne fosse vago al Plancy, Dictionnaire critique etc. des images.

  1. Furono ottantatre galere, tredici taride e tre navi onerarie, tutte colorite di bianco colle croci vermiglie; giacchè, nota il Giustiniani (volume I, pag. 380, «si lassò in quest’anno la pittura del color giallo che si soleva usare».