Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/101

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la loggia di or' san michele 81

de la dipintura della tavola nuova di nostra Donna, fiorini 4 d’oro1». La connessione è assai chiara: L’antica, e senza dubbio molto guasta immagine, era caduta in oblio. La compagnia era ricchissima, perchè la sola somma di 350mila fiorini d’oro, che riporta il Villani come entrata nell’anno della pestilenza, può dirsi equivalente ad almeno un milione di lire, relativamente al moderno valore del denaro. Per quanto facessero abuso delle loro dovizie, pure debbono aver sentito una specie d’obbligo d’impiegarle anche in qualche modo a decoro del luogo, affidato alle loro cure: e finito il nuovo quadro della Madonna, si pensò di costruire un tabernacolo, degno di racchiudere e incorniciare quel giojello di pittura. Valga questo breve cenno intorno alle bellezze di quell’insigne opera, come invito per coloro, che non l’hanno ancora osservata. Fu dato alle indefesse indagini dell’erudito Milanesi di salvar nome e fama a Bernardo Daddi, autore di questa pittura, il quale fino a quel giorno fu quasi del tutto ignoto; ma una volta dissepolto, sarà degnamente innalzato al posto che per sempre gli spetterà nella storia dell’Arte. Sarebbe difficile rendere giustizia con semplici parole alla delicata e leggiadra bellezza espressa nel capo leggermente inchinato e in tutto l’atteggiamento della cara figura della Madonna, che con tanta naturalezza sostiene il suo pargolo. Non vi è nemmeno una traccia del rigido bizantinismo. Tal lavoro non si poteva esporre ai pericoli di un mercato senza bene assicurarlo: risolvettero perciò, così narra il Vasari di fargli intorno «una cappella ovvero tabernacolo, non solo di marmi in tutti i modi intagliati e d’altre pietre di pregio ornatissimo e ricco, ma di musaico ancora e d’ornamento di bronzo quanto più desiderare si potesse2». E l’Orgagna, incaricato di così onorevole commissione, creò l’incomparabile tabernacolo, o

  1. G. Vasari Op. cit., p. 463 (Commentario alla vita di Stefano Fiorentino e d’Ugolino Sanese).
  2. G. Vasari. Op. cit., p. 605 s. v. Andrea Orcagna.