Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/151

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frate mansueto pseudo-vescovo aretino 131

strutte1. Il vescovo Guido, che per seguire il Bavaro non piegò l’animo a verun consiglio, nè ai comandi del papa, fu scomunicato e destituito; mentre un decreto apostolico del decembre 1326 poneva al governo della chiesa aretina l’Ubertini suo rivale. Per la qual cosa Pier Saccone, per fine di vendetta, elesse a vescovo il frate francescano sopra ricordato, facendolo consacrare nel 1329 all’antipapa Niccolò V.

Gli atti originali dello pseudo-vescovo aretino sono tutti, e forse a bella posta, perduti; soltanto l’archivio della Fraternità di Murello (oggi custodito nel Seminario) conserva due istrumenti che a lui e alla sua curia si riferiscono2. Il primo, che porta la data del 5 giugno 1329, è un mandato di procura che fa «Petrus physicus rector et administrator atque hospitalarius hospitalis sancte Marie de Oriente civitatis Aretii, nomine et vice dicti hospitalis et pauperum inibi degentium» per agire in tutte le cause che ha potrà avere l’anzidetto ospedale con un tal Donato d’Arezzo e sua moglie «coram reverendo viro domino Mansueto episcopo aretino et eius vicario et officialibus, et coram magnifico viro domino Pero Saccone vicario imperiali gratia civitatis Aretii et eius iudicibus et vicariis et officialibus, et coram domini potestate civitatis Aretii». Il secondo documento consiste in una sentenza pubblicata il 2 settembre 1329 da Bartolomeo di Donato «balitor et nunptius curie venerabilis patris et domini fratris Mansueti Dei gratia episcopi aretini, ex commissione sibi facta, ut dicebat idem Bartholomeus, a reverendissimo viro domino Cione vicario dicti domini fratris Mansueti, ut in actis curie dicti domini vicarii patere dicebat»; per mezzo della qual sentenza vengono posti in possesso di alcuni terreni contesi il prefato Pietro ospitalario in s. Maria dell’Oriente e un tal Gronda spedaliere in s. Maria della Misericordia.

La discesa del Bavaro aveva rinfrancate le speranze della parte ghibellina, e baroni e signori di città a lui si appoggiavano accattando favori. Pier Saccone lo seguì a Roma (gennaio 1328) ove l’Imperatore fu arbitro del soglio pontificio, sul quale pose comicamente quel Pietro da Corvara francescano, che assunse il nome di Niccolò V (12 maggio 1328). Nè mancò di elargire privilegi ai nobili che gli stettero attorno: ebbene uno Saccone, che, insieme col fratello Tarlato, fu anche creato miles3. La carta imperiale, che non

  1. Ann. cit., an. 1324.
  2. Pergamene segnate di numero 91, 93.
  3. Ann. cit., an. 1328, (Murat., op. cit., 870).