Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/168

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148 aneddoti e varietà

queste parole: «la sequela della risoluzione presa giovedi da Sua Santità, previa la consulta dei prelati e religiosi del S. Offizio, sul voluminoso processo del celebre Cagliostro, detenuto in Castel S. Angelo, e del Cappuccino, ristretto nelle carceri di Ara Coeli, ultimato in tutte le sue parti, mediante ancora le difese, rimane condannato il suddetto Cagliostro all’ultimo supplizio come reo di più delitti e in specie di capo settario dei Liberi Muratori e degli Illuminati, con aver fatto uso di superstizioni e sortilegi, non solo a disprezzo della Santa Religione, ma a danno ancora della società, truffando somme considerevoli e strascinando al mal fare persone di ogni sesso, età e condizione; dovendosi a tale effetto consegnare il suddetto inquisito al braccio secolare, previa la solenne sua abiura, e la pubblica combustione, da eseguirsi, sulla Piazza della Minerva, dal carnefice, di varii ben ridicoli attrezzi, insegne, distintivi, ecc. delle sètte da lui professate, che, qual corpo di delitto, esistono presso il Fisco. Usando però la Santità Sua dell’ecclesiastica moderazione e della sua ingenita pietà, si è degnata di commutare la divisata pena nel carcere perpetuo nella Fortezza di S. Leo, sotto stretta custodia, e di far ricever privatamente l’abiura. Il Cappuccino è stato condannato a soli dieci anni di prigionia».

In un dispaccio de’ 16 d’aprile soggiungeva: «Gira copia, che ho l’onore di compiegare, dei voti che formano la condanna di Cagliostro e del Cappuccino. Sta sotto il torchio un un ristretto delle respettive delinquenze e delle pene, e finora e la sentenza non rimase eseguita che nelle sole private abiure». La «copia dei voti» più non si trova nella filza contenente il carteggio del Bottini, ma non è gran danno, essendo noto che, nella Consulta della S. Inquisizione, dieci volevano si supplicasse il santo Padre a commutare la sentenza di morte in prigionìa perpetua, colla condizione di fare l’abiura formale, per essere assolto dalla censura e ricevere salutari penitenze»; tre «aggiunsero che l’abiura fosse pubblica «nella chiesa della Minerva»; uno soltanto opinò che «fosse di nuovo esaminato, e, rispondendo da cattolico, non venisse condannato a più di tre anni di carcere; passati i quali, data mallevadoria, possa avere Roma per carcere perpetua». Riguardo al P. Giuseppe da San Maurizio, ossia al Cappuccino,