Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/188

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168 rassegna bibliografica

de Jubainville, che n’è, senza dubbio, il più grande conoscitore. Ma anche queste primo ventitre pagine non sono, in sostanza, che un esordio per entrare in materia. Esse riassumono con molta brevità tutto quanto si conosce - e non è molto - sulla vita sociale e sui costumi di quella età lontana. La parte veramente sostanziale e importante dell’opera incomincia col libro secondo (pagg. 25-195), il quale concerno il periodo gallo-romano. Il lettore ha qui dinanzi a sè un quadro preciso e interessantissimo della organizzazione sociale e politica della Gallia dal primo al quinto secolo dell’era volgare. L’A. descrive dapprima il paese conquistato e romanizzato, poi l’amministrazione romana, le imposte, le assemblee nazionali nella Gallia romana, i municipi, la caduta dell’impero d’Occidente e lo stabilimento dei barbari. La conclusione di questo primo libro, e quasi potrebbe dirsi di tutto il volume, sta in (lueste parole, che si leggono a pag. 188: «L’impero franco non sarà, come il regno borgognone o come i regni goti, una pallida continuazione, un prolungamento della civiltà romana imbastardita. No, è una società nuova, una nuova civiltà che entra ora in fermento; l’elemento romano non sarà qui che uno dei numerosi fattori chiamati a concorrere alla grande opera della fondazione d’un mondo nuovo. Questo lavoro di gestazione sarà lento e doloroso».

Il terzo libro (pagg. 197-404) è consacrato a tutto il periodo franco. E qui non possiamo a meno di deplorare che l’A. non abbia invece suddiviso questo periodo in due: merovingico e carolingico; imperocchè nel passaggio dall’una all’altra dinastia le istituzioni si mutarono profondamente, sì che per ben comprenderle a noi sembra indispensabile distinguerle nel loro diverso sviluppo.

Quali sono gli elementi costitutivi della nuova società? Dal punto di vista del diritto costituzionale, tre sono i motori principali o le forze che si trovano di fronte: la nazione, la regalità, la Chiesa. La nazione si compone di elementi gallo-romani molto densi, molto numerosi, e di elementi barbari, molto meno numerosi, ma singolarmente energici. La regalità è barbara d’origine. La Chiesa, fortemente costituita, in possesso del legato scientifico della società scomparsa, e rappresentante una dottrina filosofica molto elevato, una morale purissima, è chiamata a rappresentare una parte considerevole. Il Viollet passa in rassegna queste tre forze. Si ferma a chiarire l’assemblea del popolo (dandole forse soverchia importanza); poi gli attributi del re, la corte regia con gli officiali palatini, le massime giuridiche e la pratica circa alla successione al trono; infine l’amministrazione e le istituzioni locali. In altro capitolo esamina la Chiesa, cioè la gerarchia ecclesiastica, le decime, l’influenza del clero, le immunità, l’asilo, la scomunica, ecc. ecc.