Pagina:Archivio storico italiano, serie 5, volume 7 (1891).djvu/472

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cumenti di cui fa professione questo periodico; e nella sala di studio del R. Archivio di Stato passò dodici anni, gli ultimi della sua vita, a sfogliar cataloghi, a studiare e trascrivere documenti per molti dotti italiani e stranieri. Oreste Tommasini e Pierdesiderio Pasolini, Bertoldo Zeller, Ottone Hartwig, Paolo Durrieu, Luigi Thuasue, Eugenio Müntz, per ricordarne solo alcuni, ebbero da lui valido aiuto di ricerche, e messe abbondante di estratti e copie di documenti preziosi pei loro studi e per le loro pubblicazioni. Leggendo e trascrivendo, si appassionò anch’egli di quei libri e documenti, e appuntò e trascrisse anche per conto suo. E in questo stesso periodico, pubblicò dapprima, col titolo di Un incidente della Diplomazia fiorentina in Roma nel secolo XVI, una raccoltina di lettere passate tra il duca Cosimo e Averardo Serristori suo ambasciatore a quella corte nel 1554, poi una bella recensione del Diarium Joannis Burchardi, integralmente edito per la prima volta dal Thuasne in tre volumi, tra il 1883 e l’85. E altro certamente avrebbe potuto scrivere e stampare, se non lo coglieva una lunga infermità e poi la morte.

Fu il Ginanneschi di mezzana statura, di sana e robusta complessione, incurante d’ogni disagio. Sopportò con fortezza d’animo insuperabile le avversità della fortuna: sempre ilare e sereno nell’aspetto, arguto e festevole nel conversare, bastò a compensarlo della perdita delle sostanze, del lavorare assiduo, spesso ingrato e inferiore alla sua cultura e al suo ingegno, l’affetto non mai venutogli meno della famiglia, la stima e l’ammirazione di tutti i buoni.

Firenze, nel giugno del 1891.