Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/109

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Polemiche 103

i computi coll’abbaco, posso dire che tre via quattro fanno quindici, e tre via cinque fanno venti, e lasciar che l’abbaco gridi finchè vuole all’errore, poichè se sono veri i suoi computi fatti coll’organismo di chi lo inventò, sono veri anche i miei fatti con quell’organismo che mi fè madre natura, o per dir meglio coll’organismo atteggiato alla forma della vostra positiva psicologia; che Dio me ne scampi in eterno.

Filosofo — Sapete la cosa com’è? Voi avete un organismo che capisce tutto al rovescio.

Ignorante — Grazie anche di questo.

Filosofo — Io vi dirò una cosa che parerà assurda, o almeno stranissima, ma che pure è vera.

Ignorante — Attenti!

Filosofo — Coll’organismo diversamente disposto potremmo chiamare esterne quelle che adesso chiamiamo sensazioni interne, e viceversa.

Ignorante — Adesso capisco finalmente che cosa sia un filosofo positivista, e mi pare di esserlo divenuto ancor io. Mi sento un forte dolor di ventre, e mi sembra una sensazione interna; ma con un altro organismo la potrei chiamare esterna, p, e. un soffio di vento entrato per la finestra. Tocco e palpo questo pane e sgretolandolo allegramente credo che mi entri per la bocca nello stomaco, e di esterno diventi interno; ma variando il gusto del palato posso affermare che è tutto un interno lavorio della immaginazione, e così mangiare e saziarmi coll’aria che spira. Un ignorante di matematica, come sono io (ed è ben vergogna perchè al presente la matematica si insegna anche ai bimbi degli asili infantili), dice: sette e cinque quindici, e può darsi che questa sensazione interna, cioè questo sproposito, divenga un altro giorno, con altro atteggiamento del cervello, una sensazione esterna, cioè una verità tanto vera quanto la vostra psicologia positiva; con questo solo incomodo che converrà stampar un abbaco per ogni organo secondo il suo presente atteggiamento, colla riserva di mutarlo ad ogni variazione che pel caldo o pel freddo,