Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/115

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Polemiche 109

Filosofo — Altrimenti saranno asini. «Dunque giusta l’insegnamento di tutti i filosofi di vaglia, ciò che si dice — la cosa — nel confronto che si fa di essa colla sua idea, è forse altro che la mera percezione, che è quanto dire un semplice pensiero?».

Ignorante — Per capir bene l’astrusa vostra filosofia ho bisogno d’andar per via d’esempi, e grossolani: Supponiamo che la vostra cosa sia la cupola di S. Andrea.

Filosofo — Sia pure.

Ignorante — La sua idea è come un disegno di quella, eseguito non in carta ma in alcune molecole del mio cervello.

Filosofo — Appunto.

Ignorante — Ora veniamo al confronto. Prima di tutto per fare un confronto vi bisognano, secondo il mio poco giudizio, due termini.

Filosofo — È naturale.

Ignorante — Ma voi me ne levate uno, cioè la cosa riducendola alla mera percezione, a un semplice pensiero.

Filosofo — Ma ho detto nell’atto che si fa il confronto colla sua idea.

Ignorante — Ma anche allora non vi è là quella benedetta cupola, che si vede lontano dieci miglia? Dite dunque che quando pensate all’idea entro la vostra testa, benchè grossa, non si trova certamente la cupola di S. Andrea: ma quando fate il confronto della cosa colla idea, la cosa deve esistere in qualche luogo; quando non si tratti di idee fantastiche, fittizie, le quali però hanno anch’esse un oggetto, cui rappresentano, benchè imaginario e non reale. E come non, se la stessa parola idea significa rappresentazione o imagine?

Filosofo — Io dico e sostengo che è una mera percezione.

Ignorante — Un passo alla volta, signor filosofo; perchè chi va piano, va sano. Percezione secondo me si ha quando guardo p. e. la nostra cupola. Questa fa una impressione ne’ miei occhi, e per questi nel mio cervello e, come si