Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/119

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Polemiche 113

 Niente ancora.

E alle accuse di falsa testimonianza che tanto dovrebbero bruciare ad uno che si senta galantuomo?

Nemmeno.

Ah! forse perchè la cosa è un po’ troppo difficile.

Ebbene, si prenda del tempo. Vuole un mese, un anno, un lustro? Parli con confidenza, sono disposto a concedergliene quanto ne vuole.

Intanto esaminiamo, cominciando dall’ultima, le due risposte accennate, frutto della meditazione di tre settimane, e guardiamo di pronosticare, dal valore di esse, la fortuna riservata alle altre di là da venire.

Si può o non si può, cambiata l’organizzazione, dire: due per due fa cinque?

Nel dialogo terzo il nostro Monsignore aveva detto di sì.

Nel quarto, sforzato dalle strette del mio ragionamento, si ritratta e dice di no; e così cede e mi dà ragione. Non solo, ma in un ultimo disperato sforzo per non restare per ciò a mia discrezione, fa come quella lepre che, inseguita dal cacciatore, va a rifugiarsi nel di lui zaino. Poichè accampa che, cambiandosi l’organizzazione di un uomo, si avrebbe non più un uomo, ma un bruto.

Ah! dunque, secondo Monsignor Rota, la differenza tra il bruto e l’uomo non è che di organizzazione? Che volete di più? A Mantova dunque anche i Vescovi hanno da diventare positivisti, e positivisti ultra!

Vista così la riuscita della risposta sulla organizzazione, passiamo a quella sulla certezza.

A rilevare le assurdità e le contraddizioni che contiene, ci vorrebbe, non un articolo, ma un libro. Ma a che? Non ci sarebbe il prezzo dell’opera. All’uopo nostro basteranno le osservazioni che seguono.

La teorica della certezza, come si trova in tutti i trattati, anche elementari, di filosofia, ha due parti. La prima Ardigò - 8