Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/221

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Articoli 215

E intesa così l’applicazione dei Programmi non sarà punto difficile al Governo — di giudicare - dell’opera degli Insegnanti. Quelli che sono deputati a ciò, facendo un esame degli alunni di una scuola, non piglieranno a caso un numero qualunque del Programma, magari estratto a sorte, per sentire se lo scolaro sa subito a mente la risposta relativa. Uno può rispondere, ed essere affatto insufficiente nella materia in generale; un altro può non rispondere ed esservi invece meglio preparato. L’esaminatore deve stare attento, se la scolaresca si è impadronita ed è franca nelle cose essenziali, e in questo essere rigorosissimo; e quanto alle particolarità deve considerarle solo come un perfezionamento, lodevole sì, ma non necessario.

(Dal periodico Il nuovo Educatore, Roma, 6 ottobre 1892).


3.
Il cultore vero della scienza.


Il cultore vero della scienza ha tutto il rispetto per quelli che, in buona fede, professano ancora le opinioni non più attendibili delle età passate. E non si lascia trarre dal fascino delle novità inconsulte e infondate, onde si inebria e vuole imporsi la folla dei semidotti chiacchieroni. Espone tranquillamente, senza retorica, senza fanatismo, ciò che gli risulta vero. Può dolergli, che altri non se ne persuada; ma non si altera per ciò menomamente. La noncuranza altrui, l’impopolarità, il danno, che possa incontrare, non lo turbano e non lo trattengono dall’affermare ciò che la mente serena detta alla sua coscienza sincera.

(Dall’Idea, giornale di Cagliari, di G. Marchesini, 16 dicembre 1894).