Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/253

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Lettere 247

altri occasione di calunnia, per molti certo motivo di maldicenza contro di Lei. Io sarei un egoista e senza alcuna delicatezza se non mi tirassi in disparte e restassi come una testimonianza de’ suoi nemici contro di Lei.

Monsignore, io non posso pensare, senza sentirmi lacerare il cuore, all’impressione che queste cose devono fare su Lei. Potrò io venire a darle un bacio, anche quando sarò vestito da secolare? Monsignore, scrivendo queste parole mi cadono le lagrime sulla carta. Se io non fossi ritenuto degno di più comparirle dinanzi, non per questo cesserò di volerle bene, immensamente, sempre, più a Lei che a tutti gli altri uomini insieme.

L’aff.mo suo

Prof. Roberto Ardigò


6.


Del Martini scrisse l’Ardigò: (in una lettera al fu prof. Ferrari)

Religioso nel modo più ortodosso egli faceva consistere la sua religiosità soprattutto nel sentimento eroico del bene.

Un dì nella sua breve passeggiata vespertina io l’accompagnavo, quando, giunti sulla piazza del pallone, egli si ferma a guardare la torre dello Zucchero, che di là si vede pendere alquanto, e dice a me: Ma guarda che pende. Ci andresti tu lassù? Ed io a rispondere: Bella fadiga! Ed egli allora: E io proprio no. Mi sento le vertigini solo a pensarlo (ed era vero, perchè di tempra più impressionabile di una giovinetta paurosa di tutto).

Se non che dopo un po’ di pausa soggiunse: Ma però piano un poco! Ci sarebbe un caso che vi andrei, cioè se vi fosse un qualche infelice lassù, che avesse bisogno dell’opera mia.

A queste parole io tacqui colpito da un senso di ammirazione che mi commosse fino a venirmi le lagrime