Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/31

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Polemiche 25

giorni! e se ancor lo fosse, sarebbe forse una prova della divinità d’un tal dogma?

Ma udite! poco tempo dopo il vescovo di Costantinopoli — quel Nettario che sopra abbiamo nominato — per uno scandalo successo abolì la neo-nata confessione avendosi sollevato il popolo, esempio seguito in tutte le città dell’impero d’Oriente. (Vedi storia ecclesiastica di Socrate)».

Secondo l’articolista, primo: l’uso della penitenza pubblica, colla confessione relativa, sarebbe invalso nella chiesa poco tempo prima che Nettario l’abolisse: e l’abolì poco dopo il 381; secondo: non sarebbe stata conosciuta nella chiesa primitiva altra confessione dei peccati, che quella che si faceva solennemente dai pubblici penitenti. Falsissimo l’uno e l’altro supposto.

Falsissimo il primo. La penitenza pubblica ha cominciato colla chiesa. Per convincersene basta leggere il libro II delle Costituzioni Apostoliche, attribuite a S. Clemente papa, terzo successore di S. Pietro, e che sono fuori d’ogni dubbio una raccolta degli atti dei tempi primitivi della chiesa. E poichè ci è stato nominato Sozomeno, riporteremo un passo del libro VII della sua storia ecclesiastica dove, dopo la descrizione delle formalità della penitenza pubblica, fra cui anche della confessione, si conchiude con queste parole: «Ciò osservano i vescovi della città di Roma, dai tempi più antichi (jam inde ab ultima vetustate) fino alla nostra età.1».

Falsissimo il secondo. La confessione pubblica era una semplice prescrizione disciplinare, in aggiunta della segreta e si estendeva soltanto ai peccati più gravi, vale a dire, all’idolatria, all’omicidio e all’adulterio. Il concilio di Elvira p. e. (anno 313) ne’ suoi 81 canoni sulla penitenza non ne ha nemmeno uno, nel quale si ordini una

  1. Vedi Storie eccl. di Socrate e Sozomeno, Torino 1747, tom. II, pag. 262.