Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/71

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Polemiche 65



V.

Risposta del prete professore R. Ardigò alla lettera del sig. Luigi De Sanctis inserita nel n. 217 della Favilla.


Nella prelazione dell’opuscolo sulla Confessione del sig. Luigi De Sanctis, colla data di Malta 1851, si leggono queste parole: «Nella estimazione degli uomini probi, le ingiurie fanno torto soltanto a chi le proferisce. Le ingiurie non sono mai state ragioni, anzi sono il segno che il torto è dalla parte di colui che si appiglia a sì vile sostegno per non sembrare vinto».

Queste parole, tanto dimenticate da chi le ha scritte, queste belle parole soltanto rispondo e risponderò sempre alle invettive, agli oltraggi, alle false accuse dirette a sconcertarmi e intimorirmi. Si vedrà che non resterò nè sconcertato nè intimorito per siffatte ignobili arti. Non farò scandali; questo no. Ma do parola agli amici ed ai nemici, che non tralascerò di dire, quando occorre, ciò che ho da dire; nemmeno colla certezza che ci sarà poi chi avrà la vile sfacciataggine di mettermi in bocca, pe’ suoi fini, delle parole che non ho mai pronunciato. Ma basti di questo argomento e veniamo alla nostra polemica.

Il signor Pettoello, che sfidava tutti quanti i teologi romani, con un piglio da far paura, al primo avversario che gli si è presentato, si è visto perduto; e venne nella savia determinazione di dichiararsi insufficiente in materie teologiche.

Gli venne in ajuto un vecchio teologo, che da 32 anni a questa parte insegna teologia, storia ecclesiastica ed antichità cristiane, cioè il sig. Luigi De Sanctis, direttore del giornale di Firenze l’Eco della Verità. Al quale quanto doveva esser facile il castigare il temerario prete di provincia, che non è neanche teologo, e il liberare