Pagina:Ardigo - Scritti vari.djvu/99

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Polemiche 93

 Ignorante — Voi parlate un linguaggio per me troppo sublime. Spiegatevi. Io voglio p. e. andare al teatro. Chi è che vuole andare? Sono le mie gambe, o qualche cos’altro?

Filosofo — «Trattandosi della sensazione del volere... non c’è che riferirla a qualche cosa che non conosciamo, ma supponiamo esistere, dentro di noi e chiamiamo anima (pag. 251)».

Ignorante — Ma scusate, signor filosofo; si è finora creduto che le gambe camminassero, ma che fosse l’anima che le muovesse.

Filosofo — È vero, ma sapete voi a quante questioni dia origine questa falsa credenza? Prima di tutto «quante ne ha delle anime l’uomo? Tre, due, una sola? E non potrebbe un’anima sola bastare per tutti gli uomini? È essa una sostanza o una semplice forma? E di che è fatta? E dov’è prima d’entrare nell’uomo? E qual’è l’ora precisa che vi entra? E in qual parte di esso alloggia?... E in che consiste, e in qual modo si stabilisce, o si rompe la sua comunicazione cogli organi corporei?... E che farà quando se ne sarà svincolata? E potrà anche... (pag. 293)».

Ignorante — (interrompendolo). Basta, basta, signor filosofo. Ne avete trovati abbastanza degli imbrogli, molti de’ quali però m’insegnava a sbrogliarli il catechismo del signor Curato, e molti si possono senza danno lasciare da sbrogliare poi un giorno. Ma la più spiccia è sbrogliarsi dell’anima. Allora però che cosa sarà questa faccenda del muover le gambe per andare al teatro?

Filosofo — Prendiamo le mosse più dall’alto. «Il filosofo positivista si ferma subito ad un fenomeno; al primo che incontra; al più comune; alla sensazione (pag. 298)»

Ignorante — Sicuro! Mi vien data una bastonata, ed io mi volto subito a guardare chi me l’ha data.

Filosofo — Ci siamo! Voi ricorrete sempre «alle buffonate, invece delle argomentazioni scientifiche (Provincia, giornale n. 56)».