Pagina:Arienti, Giovanni Sabadino degli – Le porretane, 1914 – BEIC 1736495.djvu/387

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ancora lui, benché sia figlio de famiglia, come il cavaliere, testare il suo peculio, chiamato da le legi «quasi castrense». A lui ancora è concesso e reservato, come a persona publica, la vendecta de chi glie facesse ingiuria, ma non cum l’arme in mano: che è molto piú onesto modo che l’omicidio, al cavaliere concesso. Hanno ancora le lege al doctore, come al milite, concesso che regularmente non possa ad alcuna tortura esser posto. Ancora el doctore non è tenuto ad alcuna satisfaczione, se non quanto la sua facultá comporta, deducto sempre il vivere suo, come rechede la doctorale condizione; né ancora può essere carcerato, né esserli dato punizione né morte de plebei e mecanici, si come le lege voleno. Ed è in tanto prezio, che non è constrecto a la guardia de la citá ed è immune da qualunque gravame publico, reale e mixto. Ed il padre è constrecto comprare li libri al figliolo che voglia conseguire la dignitá de doctorato, che cusi non è a comprare l’arme per farlo milite. Ed, essendo poi per questa onoranza dignificato, non può cum alcuno vile oflicio macularla ; in modo che, quando per suoi demeriti de essa privato fusse, mai piú la potrebbe recuperare. Vòle ancora lo imperatore ch’el doctore, el quale sia stato vinti anni catedrante, per sublime onore, gloria e splendore de la sua dignitate e virtute, sia conte, senza contado e stato di fortuna. Che se simii» conti fusseno abusivi, come ha deducto misser Bertoldo, la excellenzia, che ha dato cum tanti privilegi l’imperatore e il papa al doctore, sarebbe abusiva, perché non è da credere abiano parlato vanamente, essendo le lege cosa sacratissima e divinamente promulgata. E decernono che altri ch’el doctore in cospecto del principe non possa sedere, e vòleno che epso per tanti privilegi meritamente sia chiamato «illustre», come illustratore de le lege e de la veritate, virtú sopra ogni altra degna, per la quale, in salute de tutto il mondo, il Figliol de Dio vòlse morire. Adunque, serenissimo signore e re, per le allegate rasone, da mi brevemente fra molte raccolte, concludo che la mia dignitate debbia essere per la Vostra regia Sublimitá a quelle de questi mei compagni e fratelli, si come piú degna, al tutto preferita. — E qui si tacque.