Pagina:Arienti, Giovanni Sabadino degli – Le porretane, 1914 – BEIC 1736495.djvu/412

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sempiterna vita! E miseri via piú sono coloro, i quali non sentono tanta beatitudine, anzi, dediti a le cose mortale ed inquinati in questo luto corporeo, sono exclusi de quello nectar e ambrosia celeste, la cui dolcezza e soavitá non potrano in eterno gustare! Per il che, non manco per debito che per rasone, non è da dubitare che la valorosa anima del duca Filippo Maria Vesconte, per revelazione divina o per gli angeli overo per qualche spirto che di qua se parte, piglia consolazione e gaudio de la degna fama ha di sé lassata in questo mondo, se in luoco de riposo se trova; e, se in tormento e sollecitudine iace, epsa fama gli è molesta sentire. Dove ella dice: — Oh misera me ! a che effecto ho tanto illustremente operato al mondo, convenendomi in queste eterne pene dimorare? — E forsi le nostre mente potrebbono essere da qualche incredulitá e strani pensieri travagliate e combatute, ché ne fia certo casone l’umana fragilitá, stimulata per invidia da l’invisibile Nemico, perché non possediamo li beati luochi, dove per sua alterezza fu iustamente expulso. Ma, armandose come insti e fideli, confessare essere Dio e sua infinita potenzia e deitate, senza volerse equiparare a lui, desiderando gli suoi arcani sapere, crederemo ciò che decto abiamo, perché, come epso unico principe omnipotente del cielo e de la terra ha de niente in picol momento cum tanto maraviglioso e inextimabile ordine creato il tutto, cosí quello cum picol nuto rege e guberna. Per il che, avendo creato l’uomo, nobilissimo de tutte Paltre cose, a la imagine sua e datoli tanto lume e grazia de ingegno de operare effecti non solo umani ma divini, è da credere che l’anima nostra, privata del corporeo instrumento (tenebre de la perfecta cognizione del cielo), cognosce, ode e vede per spirito de intellecto le opre sue generose e vile de questa machina mondiale. Quantunque l’anima col corpo lassi gli occhi e gli altri instrumenti de l’anima sensitiva, nientedimeno porta r intellecto seco, col quale intende e vede ciò che cum i sentimend corporei cognoscere solca, come infinitamente ne parla la Scriptura divina e sancta. Chi será adunque quello principe, o magnato, o qualunca persona pubblica o privata, in salute del suo stato, reputazione e illustre gloria, non voglia il consiglio