Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/111

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sesto 105


CANTO SESTO

1
     Miser chi mal oprando si confida
ch’ognor star debbia il maleficio occulto;
che quando ogn’altro taccia, intorno grida
l’aria e la terra istessa in ch’è sepulto:
e Dio fa spesso che ’l peccato guida
il peccator, poi ch’alcun dí gli ha indulto,
che sé medesmo, senza altrui richiesta,
innavedutamente manifesta.

2
     Avea creduto il miser Polinesso
totalmente il delitto suo coprire,
Dalinda consapevole d’appresso
levandosi, che sola il potea dire:
e aggiungendo il secondo al primo eccesso,
affrettò il mal che potea differire,
e potea differire e schivar forse;
ma se stesso spronando, a morir corse:

3
     e perdé amici a un tempo e vita e stato,
e onor, che fu molto piú grave danno.
Dissi di sopra, che fu assai pregato
il cavallier, ch’ancor chi sia non sanno.
Al fin si trasse l’elmo, e ’l viso amato
scoperse, che piú volte veduto hanno:
e dimostrò come era Arïodante,
per tutta Scozia lacrimato inante;