Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/12

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
6 canto


20
     Quanto fia meglio, amandola tu ancora,
che tu le venga a traversar la strada,
a ritenerla e farle far dimora,
prima che piú lontana se ne vada!
Come l’avremo in potestate, allora
di ch’esser de’ si provi con la spada:
non so altrimenti, dopo un lungo affanno,
che possa riuscirci altro che danno. —

21
     Al pagan la proposta non dispiacque:
cosí fu differita la tenzone;
e tal tregua tra lor subito nacque,
sí l’odio e l’ira va in oblivïone,
che ’l pagano al partir da le fresche acque
non lasciò a piedi il buon figliol d’Amone:
con preghi invita, et al fin toglie in groppa,
e per l’orme d’Angelica galoppa.

22
     Oh gran bontá de’ cavallieri antiqui!
Eran rivali, eran di fé diversi,
e si sentian degli aspri colpi iniqui
per tutta la persona anco dolersi;
e pur per selve oscure e calli obliqui
insieme van senza sospetto aversi.
Da quattro sproni il destrier punto arriva
ove una strada in due si dipartiva.

23
E come quei che non sapean se l’una
o l’altra via facesse la donzella
(però che senza differenzia alcuna
apparia in amendue l’orma novella),
si messero ad arbitrio di fortuna,
Rinaldo a questa, il Saracino a quella.
Pel bosco Ferraú molto s’avvolse,
e ritrovossi al fine onde si tolse.