Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/138

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132 canto


24
     Ad ogni piccol moto ch’egli udiva,
sperando che fosse ella, il capo alzava:
sentir credeasi, e spesso non sentiva;
poi del suo errore accorto sospirava.
Talvolta uscia del letto e l’uscio apriva,
guatava fuori, e nulla vi trovava:
e maledí ben mille volte l’ora
che facea al trapassar tanta dimora.

25
     Tra sé dicea sovente: — Or si parte ella; —
e cominciava a noverare i passi
ch’esser potean da la sua stanza a quella
donde aspettando sta che Alcina passi;
e questi et altri, prima che la bella
donna vi sia, vani disegni fassi.
Teme di qualche impedimento spesso,
che tra il frutto e la man non gli sia messo.

26
     Alcina, poi ch’a’ preziosi odori
dopo gran spazio pose alcuna meta,
venuto il tempo che piú non dimori,
ormai ch’in casa era ogni cosa cheta,
de la camera sua sola uscí fuori;
e tacita n’andò per via secreta
dove a Ruggiero avean timore e speme
gran pezzo intorno al cor pugnato insieme.

27
     Come si vide il successor d’Astolfo
sopra apparir quelle ridenti stelle,
come abbia ne le vene acceso zolfo,
non par che capir possa ne la pelle.
Or sino agli occhi ben nuota nel golfo
de le delizie e de le cose belle:
salta del letto, e in braccio la raccoglie,
né può tanto aspettar ch’ella si spoglie;