Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/16

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10 canto


36
     Quivi parendo a lei d’esser sicura
e lontana a Rinaldo mille miglia,
da la via stanca e da l’estiva arsura,
di riposare alquanto si consiglia:
tra’ fiori smonta, e lascia alla pastura
andare il palafren senza la briglia;
e quel va errando intorno alle chiare onde,
che di fresca erba avean piene le sponde.

37
     Ecco non lungi un bel cespuglio vede
di prun fioriti e di vermiglie rose,
che de le liquide onde al specchio siede,
chiuso dal sol fra balte quercie ombrose:
cosí vòto nel mezzo, che concede
fresca stanza fra l’ombre piú nascose:
e la foglia coi rami in modo è mista,
che ’l sol non v’entra, non che minor vista.

38
     Dentro letto vi fan tenere erbette,
ch’invitano a posar chi s’appresenta.
La bella donna in mezzo a quel si mette,
ivi si corca et ivi s’addormenta.
Ma non per lungo spazio cosí stette,
che un calpestio le par che venir senta:
cheta si leva, e appresso alla riviera
vede ch’armato un cavallier giunt’era.

39
     Se gli è amico o nemico non comprende:
tema e speranza il dubbio cuor le scuote:
e di quella aventura il fine attende,
né pur d’un sol sospir l’aria percuote.
Il cavalliero in riva al fiume scende
sopra l’un braccio a riposar le gote:
e in un suo gran pensier tanto penètra.
che par cangiato in insensibil pietra.