Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/46

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40 canto


72
     Poi che si vide il traditore uscire,
quel ch’avea prima disegnato, invano,
o da sé torla, o di farla morire,
nuovo argumento imaginossi e strano.
Le si fe’ incontra, e su la fe’ salire
lá dove il monte era forato e vano;
e le disse ch’avea visto nel fondo
una donzella di viso giocondo,

73
     ch’a’ bei sembianti et alla ricca vesta
esser parea di non ignobil grado;
ma quanto piú potea turbata e mesta,
mostrava esservi chiusa suo mal grado:
e per saper la condizion di questa,
ch’avea giá cominciato a entrar nel guado;
e che era uscito de l’interna grotta
un che dentro a furor l’avea ridotta.

74
     Bradamante, che come era animosa,
cosí malcauta, a Pinabel diè fede;
e d’aiutar la donna, disïosa,
si pensa come por colá giú il piede.
Ecco d’un olmo alla cima frondosa
volgendo gli occhi, un lungo ramo vede;
e con la spada quel subito tronca,
e lo declina giú ne la spelonca.

75
     Dove è tagliato, in man lo raccomanda
a Pinabello, e poscia a quel s’apprende:
prima giú i piedi ne la tana manda,
e su le braccia tutta si suspende.
Sorride Pinabello, e le domanda
come ella salti; e le man apre e stende,
dicendole: — Qui fosser teco insieme
tutti li tuoi, ch’io ne spegnessi il seme! —