Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/48

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42 canto


CANTO TERZO

1
     Chi mi dará la voce e le parole
convenienti a sí nobil suggetto?
chi l’ale al verso presterá, che vole
tanto ch’arrivi all’alto mio concetto?
Molto maggior di quel furor che suole,
ben or convien che mi riscaldi il petto;
che questa parte al mio signor si debbe,
che canta gli avi onde l’origine ebbe:

2
     di cui fra tutti li signori illustri,
dal ciel sortiti a governar la terra,
non vedi, o Febo, che ’l gran mondo lustri,
piú glorïosa stirpe o in pace o in guerra;
né che sua nobiltade abbia piú lustri
servata, e servará (s’in me non erra
quel profetico lume che m’inspiri)
fin che d’intorno al polo il ciel s’aggiri.

3
     E volendone a pien dicer gli onori,
bisogna non la mia, ma quella cetra
con che tu dopo i gigantei furori
rendesti grazia al regnator de l’etra.
S’instrumenti avrò mai da te migliori,
atti a sculpire in cosí degna pietra,
in queste belle imagini disegno
porre ogni mia fatica, ogni mio ingegno.