Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. I, 1928 – BEIC 1737380.djvu/94

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88 canto


28
     Io son ben certo che comprendi e sai
di Ginevra e di me l’antiquo amore;
e per sposa legitima oggimai
per impetrarla son dal mio signore.
Perché mi turbi tu? perché pur vai
senza frutto in costei ponendo il core?
Io ben a te rispetto avrei, per Dio,
s’io nel tuo grado fossi, e tu nel mio.

29
— Et io (rispose Arïodante a lui)
di te mi maraviglio maggiormente;
che di lei prima inamorato fui,
che tu l’avessi vista solamente:
e so che sai quanto è l’amor tra nui,
ch’esser non può, di quel che sia, piú ardente,
e sol d’essermi moglie intende e brama:
e so che certo sai ch’ella non t’ama.

30
     Perché non hai tu dunque a me il rispetto
per l’amicizia nostra, che domande
ch’a te aver debba, e ch’io t’avre’ in effetto,
se tu fossi con lei di me piú grande?
Né men di te per moglie averla aspetto,
se ben tu sei piú ricco in queste bande:
io non son meno al re, che tu sia, grato,
ma piú di te da la sua figlia amato. —

31
     — Oh (disse il duca a lui), grande è cotesto
errore a che t’ha il folle amor condutto!
Tu credi esser piú amato; io credo questo
medesmo: ma si può vedere al frutto.
Tu fammi ciò c’hai seco, manifesto,
et io il secreto mio t’aprirò tutto;
e quel di noi che manco aver si veggia,
ceda a chi vince, e d’altro si proveggia.