Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/138

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132 canto


50
     Guidon la notte con Aleria parla
(cosí avea nome la piú fida moglie),
né bisogno gli fu molto pregarla,
che la trovò disposta alle sue voglie.
Ella tolse una nave e fece armarla,
e v’arrecò le sue piú ricche spoglie,
fingendo di volere al nuovo albóre
con le compagne uscire in corso fuore.

51
     Ella avea fatto nel palazzo inanti
spade e lancie arrecar, corazze e scudi,
onde armar si potessero i mercanti
e i galeotti ch’eran mezzo nudi.
Altri dormiròo, et altri ster vegghianti,
compartendo tra lor gli ozii e gli studi;
spesso guardando, e pur con l’arme indosso,
se l’oriente ancor si facea rosso.

82
     Dal duro volto de la terra il sole
non tollea ancora il velo oscuro et atro;
a pena avea la licaonia prole
per li solchi del ciel volto l’aratro:
quando il femineo stuol, che veder vuole
il fin de la battaglia, empí il teatro,
come ape del suo claustro empie la soglia,
che mutar regno al nuovo tempo voglia.

83
     Di trombe, di tambur, di suon de corni
il popul risonar fa cielo e terra,
cosí citando il suo signor, che torni
a terminar la cominciata guerra.
Aquilante e Grifon stavano adorni
de le lor arme, e il duca d’Inghilterra,
Guidon, Marfisa, Sansonetto e tutti
gli altri, chi a piedi e chi a cavallo instrutti.