Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/181

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ventesimosecondo 175


28
     Fatto disegno l’ippogrifo tòrsi,
la sella sua, ch’appresso avea, gli messe;
e gli fece, levando da piú morsi
una cosa et un’altra, un che lo resse;
che dei destrier ch’in fuga erano corsi,
quivi attaccate eran le briglie spesse.
Ora un pensier di Rabicano solo
lo fa tardar che non si leva a volo.

29
     D’amar quel Rabicano avea ragione;
che non v’era un miglior per correr lancia,
e l’avea da l’estrema regione
de l’India cavalcato insin in Francia.
Pensa egli molto; e in somma si dispone
darne piú tosto ad un suo amico mancia,
che, lasciandolo quivi in su la strada,
se l’abbia il primo ch’a passarvi accada.

30
     Stava mirando se vedea venire
pel bosco o cacciatore o alcun villano,
da cui far si potesse indi seguire
a qualche terra, e trarvi Rabicano.
Tutto quel giorno e sin all’apparire
de l’altro stette riguardando invano.
L’altro matin, ch’era ancor l’aer fosco,
veder gli parve un cavallier pel bosco.

31
     Ma mi bisogna, s’io vo’dirvi il resto,
ch’io trovi Ruggier prima e Bradamante.
Poi che si tacque il corno, e che da questo
loco la bella coppia fu distante,
guardò Ruggiero, e fu a conoscer presto
quel che fin qui gli avea nascoso Atlante:
fatto avea Atlante che fin a quell’ora
tra lor non s’eran conosciuti ancora.