Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/282

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276 canto


76
     Rinaldo nostro n’ho avisato or ora,
et ho cacciato il messo di galoppo;
ma non mi par ch’arrivar possa ad ora
che non sia tarda, che ’l camino è troppo.
Io non ho meco gente da uscir fuora:
l’animo è pronto, ma il potere è zoppo.
Se gli ha quel traditor, li fa morire:
sí che non so che far, non so che dire. —

77
     La dura nuova a Ricciardetto spiace,
e perché spiace a lui, spiace a Ruggiero;
che poi che questo e quel vede che tace,
né tra’ profitto alcun del suo pensiero,
disse con grande ardir: — Datevi pace:
sopra me quest’impresa tutta chero;
e questa mia varrá per mille spade
a riporvi i fratelli in libertade.

78
     Io non voglio altra gente, altri sussidi,
ch’io credo bastar solo a questo fatto;
io vi domando solo un che mi guidi
al luogo ove si dee fare il baratto.
Io vi farò sin qui sentire i gridi
di chi sará presente al rio contratto. —
Cosí dicea; né dicea cosa nuova
all’un de’ dui, che n’avea visto pruova.

79
     L’altro non l’ascoltava, se non quanto
s’ascolti un ch’assai parli e sappia poco:
ma Ricciardetto gli narrò da canto
come fu per costui tratto del fuoco;
e ch’era certo che maggior del vanto
faria veder l’effetto a tempo e a loco.
Gli diede allor udienza piú che prima,
e riverillo, e fe’ di lui gran stima.