Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. II, 1928 – BEIC 1738143.djvu/62

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56 canto


84
     Poteasi dar di somma astuzia vanto,
che colui facilmente gli credea;
e, fuor che ’n torgli arme e destrier e quanto
tenesse di Grifon, non gli nocea;
se non volea pulir sua scusa tanto,
che la facesse di menzogna rea:
buona era ogn’altra parte, se non quella
che la femina a-llui fosse sorella.

85
     Avea Aquilante in Antiochia inteso
essergli concubina, da piú genti;
onde gridando, di furore acceso:
— Falsissimo ladron, tu te ne menti! un
pugno gli tirò di tanto peso,
che ne la gola gli cacciò duo denti:
e senza piú contesa, ambe le braccia
gli volge dietro, e d’una fune allaccia;

86
     e parimente fece ad Orrigille,
ben che in sua scusa ella dicesse assai.
Quindi li trasse per casali e ville,
né li lasciò fin a Damasco mai;
e de le miglia mille volte mille
tratti gli avrebbe con pene e con guai,
fin ch’avesse trovato il suo fratello,
per farne poi come piacesse a quello.

87
     Fece Aquilante lor scudieri e some
seco tornare, et in Damasco venne,
e trovò di Grifon celebre il nome
per tutta la cittá batter le penne:
piccoli e grandi, ognun sapea giá come
egli era, che sí ben corse l’antenne,
et a cui tolto fu con falsa mostra
dal compagno la gloria de la giostra.