Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/163

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trentesimonono 157


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     I duo campion che vedeno turbarsi
contra ogni accordo, contra ogni promessa,
senza piú l’un con l’altro travagliarsi,
anzi ogni ingiuria avendosi rimessa,
fede si dan, né qua né lá impacciarsi,
fin che la cosa non sia meglio espressa,
chi stato sia che i patti ha rotto inante,
o ’l vecchio Carlo, o ’l giovene Agramante.

9
     E replican con nuovi giuramenti
d’esser nimici a chi mancò di fede.
Sozzopra se ne van tutte le genti:
chi porta inanzi e chi ritorna il piede.
Chi sia fra i vili, e chi tra i piú valenti
in un atto medesimo si vede:
son tutti parimente al correr presti;
ma quei corrono inanzi, e indietro questi.

10
     Come levrier che la fugace fera
correre intorno et aggirarsi mira,
né può con gli altri cani andare in schiera,
che’l cacciator lo tien, si strugge d’ira,
si tormenta, s’affligge e si dispera,
schiattisce indarno, e si dibatte e tira;
cosí sdegnosa infin allora stata
Marfisa era quel dí con la cognata.

11
     Fin a quell’ora avean quel dí vedute
sií ricche prede in spazioso piano;
e che fosser dal patto ritenute
di non poter seguirle e porvi mano,
ramaricate s’erano e dolute,
e n’avean molto sospirato invano.
Or che i patti e le triegue vider rotte,
liete saltar ne l’africane frotte.