Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/174

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168 canto


52
     Dudon con gran vigor dietro l’abbraccia,
pur tentando col piè farlo cadere:
Astolfo e gli altri gli han prese le braccia,
né lo puon tutti insieme anco tenere.
C’ha visto toro a cui si dia la caccia,
e ch’alle orecchie abbia le zanne fiere,
correr mugliando, e trarre ovunque corre
i cani seco, e non potersi sciorre;

53
     imagini ch’Orlando fosse tale,
che tutti quei guerrier seco traea.
In quel tempo Olivier di terra sale,
lá dove steso il gran pugno l’avea;
e visto che cosí si potea male
far di lui quel ch’Astolfo far volea,
si pensò un modo, et ad effetto il messe,
di far cader Orlando, e gli successe.

54
     Si fe’ quivi arrecar piú d’una fune,
e con nodi correnti adattò presto;
et alle gambe et alle braccia alcune
fe’ porre al conte, et a traverso il resto.
Di quelle i capi poi partí in commune,
e li diede a tenere a quello e a questo.
Per quella via che maniscalco atterra
cavallo o bue, fu tratto Orlando in terra.

55
     Come egli è in terra, gli son tutti adosso,
e gli legan piú forte e piedi e mani.
Assai di qua di lá s’è Orlando scosso,
ma sono i suoi risforzi tutti vani.
Commanda Astolfo che sia quindi mosso,
che dice voler far che si risani.
Dudon ch’è grande, il leva in su le schene,
e porta al mar sopra l’estreme arene.