Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/205

From Wikisource
Jump to navigation Jump to search

canto quarantesimoprimo 199


4
     Ruggier, come in ciascun suo degno gesto,
d’alto valor, di cortesia solea
dimostrar chiaro segno e manifesto,
e sempre piú magnanimo apparea;
cosí verso Dudon lo mostrò in questo,
col qual (come di sopra io vi dicea)
dissimulato avea quanto era forte,
per pietá che gli avea di porlo a morte.

5
     Avea Dudon ben conosciuto certo,
ch’ucciderlo Ruggier non l’ha voluto;
perch’or s’ha ritrovato allo scoperto,
or stanco sí, che piú non ha potuto.
Poi che chiaro comprende, e vede aperto
che gli ha rispetto, e che va ritenuto;
quando di forza e di vigor val meno,
di cortesia non vuol cedergli almeno.

6
     — Per Dio (dice), signor, pace facciamo;
ch’esser non può piú la vittoria mia:
esser non può piú mia; che giá mi chiamo
vinto e prigion de la tua cortesia. —
Ruggier rispose: — Et io la pace bramo
non men di te; ma che con patto sia,
che questi sette re c’hai qui legati,
lasci ch’in libertá mi sieno dati.—

7
     E gli mostrò quei sette re ch’io dissi
che stavano legati a capo chino;
e gli soggiunse che non gli impedissi
pigliar con essi in Africa il camino.
E cosí furo in libertá remissi
quei re; che gliel concesse il paladino;
e gli concesse ancor ch’un legno tolse,
quel ch’a lui parve, e verso Africa sciolse.