Pagina:Ariosto, Ludovico – Orlando furioso, Vol. III, 1928 – BEIC 1739118.djvu/311

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quarantesimoquarto 305


16
     Ruggier che stato era in esilio tanto,
né da lo scoglio avea mai mosso il piede,
tolse licenzia da quel mastro santo
ch’insegnata gli avea la vera fede.
La spada Orlando gli rimesse a canto,
l’arme d’Ettorre, e il buon Frontin gli diede;
sí per mostrar del suo amor segno espresso,
sí per saper che dianzi erano d’esso.

17
     E quantunque miglior ne l’incantata
spada ragione avesse il paladino,
che con pena e travaglio giá levata
l’avea dal formidabile giardino,
che non avea Ruggiero a cui donata
dal ladro fu, che gli diè ancor Frontino;
pur volentier gliele donò col resto
de l’arme, tosto che ne fu richiesto.

18
     Fur benedetti dal vecchio devoto,
e sul navilio al fin si ritornaro.
I remi all’acqua, e dier le vele al Noto;
e fu lor sí sereno il tempo e chiaro,
che non vi bisognò priego né voto,
fin che nel porto di Marsilia entraro.
Ma quivi stiano tanto, ch’io conduca
insieme Astolfo, il glorïoso duca.

19
     Poi che de la vittoria Astolfo intese,
che sanguinosa e poco lieta s’ebbe;
vedendo che sicura da l’offese
d’Africa oggimai Francia esser potrebbe,
pensò che ’l re de’ Nubi in suo paese
con l’esercito suo rimanderebbe
per la strada medesima che tenne
quando contra Biserta se ne venne.