Pagina:Armanni - Gandino e il suo distretto, 1843.djvu/12

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dinastia dei così detti re Franchi nelle Gallie, e voi sarete funestato forse da più tristi esempi. Pur troppo confessar dobbiamo nelle italiche città e borghi, la mancanza d’un potere politico che fosse abbastanza forte per protegger quell’ordine civile che era dalle leggi stabilito, ordinato, e disciplinato, insegnato e professato. Finchè i potenti non siano disarmati e posti nell’impossibilità di sottrarsi alle leggi; finchè il popolo non sia alimentato e sicuro; finchè l’amministrazione non sia forte e moderata, sarà assolutamente impossibile di evitare or più or meno le orride scene riferite dagli annalisti italiani. Fortunata la nostra generazione che vive sotto il più soave e moderato scettro che immaginare si possa. Accordatasi la pace nel 1339 tra gli Scaligeri, la Veneta Repubblica, la Viscontea possanza, ed i Fiorentini, per convenzione rimase per poco il Dominio di queste parti sotto i Visconti, fattosi in seguito Signor di Bergamo e nel 14101 Pandolfo Malatesta concedette esso a Gandino vari privilegi ed un Vicario. Nel 1428 si ha dallo stesso Calvi al tomo secondo pag. 27, che avea per Podestà, Gandino, e rettore Giorgio Celero di Lovere; avvenuta secondo alcuni in quell’anno, e secondo altri nel 1440 la difinitiva dedizione di Gandino con tutto il Vicariato alla Repubblica Veneta, fu per altro con Ducali privilegiato, a reggersi con particolare Statuto e consuetudini proprie. Si resse in tal modo subendo le mutazioni, e i temporanei cangiamenti di vari padroni, fino al rovesciamento avvenuto nel 1797 del Veneto dominio. Seguì il nuovo ordine di cose notoriamente accaduto da quell’epo-

  1. Vedi Celest. part. i. Cap. 19.