Pagina:Avventure di Robinson Crusoe.djvu/206

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di divenire un picciolo ruscello, ove trovai un convenevolissimo porto, nel quale la mia piroga rimarrebbe come in un piccolo arsenale fatto a posta per essa. Lasciatala quivi con tutta la sicurezza, nè toltene fuori per portarle meco altre cose che il mio moschetto e l’ombrello, perchè faceva un caldo eccessivo, tornai alla spiaggia per guardare intorno a me e veder dove fossi.





Ritorno dalla parte del frascato e nuove casalinghe occupazioni.



Maccorsi di essere lontano sol di poco dal luogo ove era stavo prima, allorchè feci il mio pellegrinaggio a questa spiaggia medesima; andai dunque a quella volta. Fu delizioso il mio viaggio, tanto più a petto del disastrosissimo ch’io aveva avuto poc’anzi. Non tardai la sera a raggiugnere il mio antico frascato, ove trovai tutte le cose nell’essere stesso in cui le aveva lasciate; nè poteva averle lasciate altrimente per essere questa, come ho detto altrove, la mia casa di villeggiatura.

Attraversata la palizzata e stesomi all’ombra per dar riposo alle mie membra che da vero reggeva a fatica, perchè stanchissimo, mi addormentai. Giudicate voi, o leggitori della mia storia, se lo potete, qual dovette essere la mia sorpresa, allorchè mi svegliò dal mio sonno una voce che mi chiamò per nome parecchie volte: Robin, Robin, Robin Crusoe! Povero Robin Crusoe! Dove siete, Robin Crusoe? Dove siete? Dove siete andato?

Era sì profondamente addormentato alla prima, tanto m’avea stancato il lavorar dei remi, o pagaie, come vengono chiamati in questi luoghi1, per una parte del giorno e per l’altra il camminare

  1. Di fatto i remi degl’Indiani si chiamano pagaie.