Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/127

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delle preponderanze straniere 123


convocò un sinodo di vescovi toscani che fu riprovato da Roma. E fece insieme tanti e cosí vari ordinamenti civili, che sarebbe piú breve dire le cose da lui tralasciate che non le ordinate. Ai feudi, ai comuni, alle leggi civili e criminali, alle finanze, alla libertá dell’industria e de’ commerci, all’agricoltura, all’istruzione pubblica, a quasi ogni cosa si volse e provide cosí bene, che si potrebbe dire esserne riuscita Toscana lo Stato meglio ordinato di que’ dí, e modello perenne a qualunque principato assoluto. Ebbe sí il vizio di tali Stati; una polizia, una smania di sapere e regolare eccessiva, inquieta, incomoda, ficcantesi ad antivenire il male, non solamente colle leggi generali, che è dovere e possibilitá de’ governi, ma colla prevenzione d’ogni caso, che è impossibilitá. Ma questo fu male piccolo e passeggiero di natura sua. Peggiore e durevole fu che attese poco e male ad ordinar niuna milizia stanziale, che trascurò o disprezzò questa quasi spesa inutile in uno Stato piccolo ordinato ad economia e filosofia, e che tramandò questa trascuranza e questo disprezzo a’ posteri principi e popoli, i quali n’han portate le pene, e non se ne correggono perciò. Del resto, il Botta (libro L) ha tolto da uno scrittore straniero il cenno d’un governo deliberativo, che si pretende essere stato ideato da Leopoldo per Toscana; e non vedendo effettuata tale idea, il Botta dubita poi, se Leopoldo l’avesse veramente o se la lasciasse, «visti i mali prodotti da quelle assemblee in paesi illustrati da sole caldo». Ma s’ei l’ebbe e la lasciò, io crederei piuttosto ei la lasciasse per la solita ripugnanza che hanno i principi, che aveano particolarmente quelli del secolo scorso, a far concessioni. Ad ogni modo, morto Giuseppe II nel 1790, passò Leopoldo ad Austria ed all’imperio, e gli succedette in Toscana suo figliuolo Ferdinando III. — In Parma e Piacenza entrò a signoreggiar l’infante don Filippo per la pace d’Aquisgrana [1748]; e governò sotto lui Dutillot, un francese, de’ filosofi di quel tempo, che anch’egli fece riforme ecclesiastiche e buoni ordinamenti civili, e chiamò letterati d’altri paesi d’Italia e di fuori, fino alla morte del duca Filippo [18 luglio 1765], e poi durante la minoritá del duca Ferdinando figliuolo di quello. Ma cresciuto