Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/208

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204 appendice

la popolaritá è come il favore nelle corti assolute, ma come succede tanto piú negli Stati che sono in rivoluzione di liberarsi, perché la popolaritá vi è allora come il favore nelle corti tiranniche; chiunque corteggiava popolaritá, si pose fatalmente a spingere innanzi la rivoluzione, e pochi vollero od osarono tenerla ne’ limiti della prudenza e della moderazione, pochissimi professaron apertamente queste due ingrate virtú; e di questi, pochissimi perseverarono poi nell’impopolarissima professione. — Ai 14 aprile, seguí una riforma che parve allora e fu festeggiata come maggiore, e fu nulla; un sistema di governo che parve forse ad alcuni poter tener luogo per sempre del rappresentativo, che sarebbe certo stato bene ne tenesse luogo finché fosse finita la conquista dell’indipendenza, ma che, ad ogni modo, nol tenne nemmeno fino al principio di essa, nemmeno un anno. Questo sistema era il consultativo; cioè una Consulta (cosí si chiamò allora in Roma), o di un Consiglio di Stato, od anche di parecchi corpi di diversi nomi, i quali in qualsiasi forma consigliassero il principe nella elaborazione e pubblicazione delle leggi, senza avervi tuttavia niun voto impeditivo o realmente deliberativo. E questo sistema non era nuovo, anzi vecchio ed invecchiato sul continente, dov’era stato provato fin dal secolo decimosesto quasi dappertutto. In Italia era stato riprovato in Napoli e Torino, ma in ombra; ondeché non avea mutato il governo assoluto. Ma provato ora piú realmente in Roma (e poi in Firenze e Torino), e coll’opinione ferma in desiderare governi deliberativi e rappresentativi, ed insieme coll’altra novitá della stampa di fatto libera, egli produsse prontissimamente ciò che doveva produrre in tali condizioni, ciò ch’ei produrrá sempre piú o men prontamente, ma inevitabilmente oramai, il desiderato governo rappresentativo. Perciocché insomma, questi governi consultativi, è una forma ibrida che poté durare due secoli nella civiltá de’ secoli decimosettimo e decimottavo, e senza la libertá né la diffusione della stampa; ma che con queste, e nel nostro secolo decimonono, non avrá forse mai piú tant’anni di vita, quant’ebbe secoli; che non uscirá mai piú di questo dilemma di fatti: o rivoluzione