Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/36

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32 libro settimo

poterono i papi seguenti? Fu bontá in essi o necessitá il non farlo? Io crederei l’uno e l’altro; la necessitá buona fece la bontá, fece elegger uomini buoni. Il fatto sta, che con Paolo III finirono que’ papi della fine del secolo decimoquinto e del principio del decimosesto, che, comunque paiano piú o meno cattivi principi, furono certamente quasi tutti cattivi ed alcuni scandalosi pontefici; e che incomincia quindi una serie nuova e diversa di papi, quasi tutti o forse tutti buoni pontefici, ed anche migliori principi rispetto a nepotismo, cattivi solamente per quella che dicemmo quasi necessitá della politica austriacata. Giulio III [Del Monte, succeduto 18 febbraio 1550] fu giá men nepotista in ciò, che non si volse, per trovar luogo ai propri nepoti, contra il principato fatto dal predecessore, anzi confermò lo Stato ai Farnesi. — Succedette Marcello II [Cervino, 9 aprile 1555], papa buono e troppo poco durato, tutto inteso a terminar le guerre che impedivano le riunioni della cattolicitá, del concilio, e della cristianitá. — Succedette Paolo IV [Caraffa, 23 maggio 1555], santo papa istitutor de’ teatini, paciero, desideroso anch’egli di riunire la cattolicitá e il concilio; e nepotista, per vero dire, ne’ suoi principi, ma che io conterei volentieri tra’ papi men cattivi politici, perché napoletano, e vivo quindi al dolore di vedere il Regno diventato provincia austriaco-spagnuola, si volse a Francia. Ma morí addí 18 agosto 1559; e cosí pochi mesi dopo aver veduta confermata la signoria spagnuola nel Regno, in tutta Italia. — Perciocché durante tutti tre questi pontificati si combatté tra Francia ed Austria quella lunga ed infelice guerra che doveva confermar la servitú nostra. S’aprí per Parma, che Francia voleva del Farnese e l’imperatore non volea: ma s’estese poi, e si fece piú grossa in Germania, dove Francia protesse i riformati. In Italia non furon guari grandi fazioni. Siena che era stata ab antico quasi sempre imperiale e ghibellina (naturalmente, posciaché la vicina ed emula Firenze era stata guelfa), oppressa ora dagli imperiali e minacciata da Cosimo duca di Firenze, passò a’ francesi, che v’entrarono [11 agosto 1552], e ne fecero lor piazza d’arme nell’Italia media. Ma arse principalmente la guerra nell’Italia settentrionale, in