Pagina:Balbo, Cesare – Storia d'Italia dalle origini fino ai nostri giorni, Vol. II, 1914 – BEIC 1741401.djvu/72

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
68 libro settimo

all’orbe. Ma quest’era appunto il gran vizio di esso; era immane e disseminato, forse oltre alla potenza governativa di qualsiasi governo, certo oltre a quella di que’ principi oziosi, e di que’ lor ministri e cortigiani depredatori. E giá s’era venuto sfasciando, scemando quell’imperio per ribellioni numerose: quella de’ mori di Granata, che, vinti e cacciati in Africa, lasciarono scemata la popolazione spagnuola; quella de’ Paesi bassi, staccatisi ed ordinatisi in bella e durevole repubblica; quella di Portogallo, rivendicatosi in regno indipendente; quella di Catalogna, erettasi essa pure a repubblica, quantunque per poco. Ultimi a seguir tali esempi furono i pazientissimi italiani; anzi ultimi e minimi, senza disegno, senza vigoria, senza prudenza, senza costanza, senza pro. Una carestia ne fu causa od occasione in Sicilia. Sollevossi la infima plebaglia contro al pretor di Palermo, che aveva scemate le pagnotte; poi contro a Los Velez viceré. Un Nino della Pelosa fu primo capopopolo; vollero accostarsi a’ nobili, e far re un de’ Geraci che avean nome di esser sangue dei re Normanni. Ma né questi volle, né gli altri nobili si scostarono da Spagna, né il popolo perdurò; e Nino con tre altri furono strozzati, quaranta mandati alle galere. Poi, una rissa tra alcuni servitori d’un nobile e alcuni plebei risuscitò il chiasso. Giuseppe d’Alessio, battiloro, ne rimase capo, fu gridato capitano generale del popolo, sindaco perpetuo di Palermo. Los Velez s’imbarcò, ed Alessio fece da viceré, governò assoluto e pomposo. Altre cittá si sollevarono. L’Alessio perdé il cervello, richiamò il viceré; ed unitisi, viceré, nobili ed ecclesiastici insieme, e stancandosi, al solito, il popolo, fu preso e decapitato, l’Alessio con una dozzina d’altri o piú, e tutto tornò come prima. — Né diversamente in Napoli, quantunque ivi fosse l’estremo della tirannia spagnuola. Narra il Botta che piú di cento milioni di scudi, cioè un cinquecentocinquanta milioni di franchi, i quali al ragguaglio del valore attuale de’ metalli sarebbono un miliardo e piú, furono tratti dal Regno in tredici anni [1631-1644] da due viceré; e che molte famiglie di Puglia e Calabria migrarono a’ turchi; e che un viceré si vantò di lasciar il Regno ridotto a tale, che quattro famiglie non vi rimanevano ove si