Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/124

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novella viii 121

IL BANDELLO

al magnifico

messer lancino curzio

filosofo e poeta


Non credo che di mente vi sia uscito il dilettevol contrasto che ai giorni passati cosí allegramente avemmo, essendo in casa del nostro vertuosissimo ed integerrimo dal mondo riverito e da noi amato, il signor Giacomo Antiquario, protonotario apostolico, perciò che la materia era tale che di leggero non ve la sarete scordata. Noi questionammo onde avviene che tutto il dí si veggiono molte sagge donne, quando piú sono tenute avvedute e prudenti, commetter grandissimi errori, per i quali in un tratto perdeno il buon nome che avevano. Si vede oggi, quella per avere piú largo campo ai suoi appetiti avvelenare il marito, come se le fosse lecito, essendo vedova, far quanto le aggrada. Quell’altra, dubitando che il marito non discopra gli amori che ella fa, per via de l’amante lo fa ammazzare; e mille altre cose meno che buone, anzi molto vituperose fanno. E quantunque i padri, i fratelli e i mariti molte di loro, per levarsi dagli occhi il manifesto vituperio che rende loro la malvagia vita de le figliuole, sorelle e mogli, con veleno, con ferro e con altri mezzi facciano morire, non resta per questo che molte di loro, sprezzata la vita che naturalmente a tutti è cosí cara e sprezzato l’onore che tanto si deverebbe stimare, non si lascino dagli sfrenati appetiti trasportare in qualche fallo. Si dissero cose assai, volendo noi investigare se secondo il corso de la ragion naturale vi si trovava argomento di questa lor trascurata vita. E dicendosi che era il poco cervello da la natura a quelle dato, per diffetto di cui si lasciano abbagliar molto leggermente dal piacer presente senza aver riguardo al