Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/160

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novella xiii 157

IL BANDELLO

a la molto vertuosa signora

la signora

camilla scarampa e guidobuona

salute


Sentito ho molte fiate disputare qual di queste due passioni piú tosto uccida un uomo, o la gioia od il dolore, avendo ciascuna de le parti le sue ragioni per approvar quanto dicevono, con dire che gli spiriti vitali in una smisurata allegrezza essalano e in un gran dolore si ristringono e si affogano. E ben che tutto il dì questa materia sia messa in campo, a me pare che ancora la lite sia sotto il giudice e che resti indecisa; ché, se bene disse il nostro gentil messer Pietro Barignano in un suo madrigale,

          cangia sperar mia voglia,
          ché non si muor di doglia,

non è perciò che se talora l’allegrezza ha levato ad uno la vita, che anco non si truovi chi di dolor sia morto. Il che si potrebbe per essempi pur assai provare. Ma per ora, che il dolore rompa lo stame de la vita umana, mi contenterò con un sol caso avvenuto, non è molto, a una signora de l’istesso vostro nome e sangue, dimostrare. E perché non solamente in quello si vede esser certo che la doglia ammazza l’uomo, ma anco vi si comprende l’amore immenso che la moglie al marito portava, come l’ebbi udito lo scrissi. Io era questo carnevale passato ne la vostra patria d’Asti, ove stetti alcuni dì in casa del signor conte Giovan Bartolomeo Tizzone vostro cugino e per Massimigliano Cesare di quella città governatore. Quivi de la proposta lite contrastandosi, il signor Giovanni Rotario narrò il