Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/20

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novella ii 17

sone dei suoi cacciatori come piú gli parve convenevole, attese con cani e corni a far uscir le bestie fuor de le lor tane e covili. Ed ecco saltar fuori una bestia selvaggia molto feroce e snella, la quale d’un salto le reti trapassate, si mise velocissimamente in fuga. Il re, veduto lo strano animale, deliberò di seguitarlo e farlo morire. Fatto adunque cenno ad alcuni dei suoi baroni che seco si mettessero di brigata dietro a la fiera, e lasciato le redine al suo cavallo, si pose dietro a seguitarla. Era Ariabarzane uno di quei baroni, che col suo re dietro a l’animal correva. Avvenne che quel giorno il re aveva sotto un cavallo che per il velocissimo suo correre tanto gli era grato, che mille altri de li suoi per salvezza di quello averia dato, e tanto piú ch’oltra la velocitá del corso era attissimo a le scaramucce e fatti d’arme. Cosí seguendo a sciolta briglia la volante non che corrente fiera, molto da la compagnia si dilungarono, e di modo affrettarono il corso, che il re seco non aveva se non Ariabarzane, dietro a cui seguiva un dei suoi, che sempre egli ne la caccia dietro si menava suso un buon cavallo. Medesimamente il cavallo d’Ariabarzane era tenuto dei megliori che in corte si trovassero. Avvenne in questo, che, tuttavia correndo questi tre a sciolta briglia, Ariabarzane s’avide che il cavallo del suo signor era dai piedi dinnanzi sferrato e giá cominciavano i sassi a rodergli l'unghie. Il perché conveniva al re perder il trastullo che prendeva de la caccia, o che il cavallo si guastasse. Ma di queste due cose nessuna poteva avvenire che mirabilmente al re non dispiacesse, il qual non s’era avveduto che il cavallo avesse perduto i ferri. Il senescalco subito che se n’avide smontò a piedi, e fattosi dar da quello che lo seguiva, che per questi accidenti seco conduceva, il martello e le tenaglie, al suo buon cavallo cavò li duo ferri dinanzi per mettergli a quello del re, deliberando poi egli metter a la ventura il suo, seguendo la caccia. Gridato adunque al re che si fermasse, l’avvertí del pericolo ove il cavallo era. Smontato il re, e li duo ferri veggendo in mano al servidor del senescalco, né altrimente mettendovi cura, o forse imaginando che a simil casi Ariabarzane gli facesse portare o che pur fossero quelli che al

M. Bandello, Novelle. 2