Pagina:Bandello - Novelle, Laterza 1910, I.djvu/234

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IL BANDELLO

a la diva

violante borromea

fiorentina

salute


Se le donne, di qual grado od etá si siano, quando sono dagli uomini richieste di cosa meno che onesta, sapessero quanto importi nel sesso feminile e di quanta lode sia degno questo titolo d’onestá, e quanto le renda agli uomini amabilissime e piú che care, elle nel vero non sarebbero cosí pieghevoli e facili a darsi loro in preda, come assai sovente si vede che fanno. Ponno pur le donne, e per udita e per lezione e spesso anco per i casi che a la giornata occorreno, sapere che infinite ne sono state, per aver troppo leggermente creduto, ingannate, e che generalmente gli uomini tante ne appetiscono quante ne vedeno, e mai, o ben di rado, d’una sola si contentano; e nondimeno tutto il dí elle danno del capo ne la rete, e correno a la manifesta rovina loro, come la farfalla tratta da la vaghezza del lume corre volando a la certa sua morte. Né credo io che altro di questo sia cagione, se non che molte per poco cervello s’abbagliano, ed altre assai, persuadendosi o con beltá o con altri modi poter legar gli uomini e tenergli sempre soggetti, di gran lunga ingannate si ritruovano. Non fece giá cosí la sempre da essere commendata e riverita gentilissima vostra cittadina Gualdrada, la quale assai piú stimò d’aver questo titolo d’onestá che la grazia ed il favore d'Ottone III, imperadore romano. Il che come avvenisse, essendo il valoroso giovine e provido capitano, il signor Marco Antonio Colonna, dopo la rotta data al signor Bartolomeo Liviano a la torre di San Vincenzo, alloggiato nel venerabil convento di